I Fili della Filuzzi … alla ricerca della storia
Non pensavo fosse così complesso e nello stesso tempo affascinante. Di libri scritti sulla Filuzzi c’è molto poco, quindi si prova, dopo avere letto quello che c’è, a cercare frammenti di informazione a 360 gradi… si gira un po’ per le librerie antiquarie, per i mercatini di antiquariato, si cerca di inquadrare il periodo storico in cui la Filuzzi ha radicato e poi si è sviluppata… si leggono bandi papalini, scritti dell’ottocento sui balli staccati… qualcuno mi parlò dei “fili della Filuzzi”: credo di capire cosa volesse dire. Le radici della Filuzzi sono molteplici e la comprensione non può esserci senza la comprensione del periodo storico in cui si è sviluppata. Interessante scoprire che anche nel ‘500 i suonatori (i “sunadùr”) erano quelli che suonavano per i balli … Mi viene da dire che la Filuzzi segna la crescita del “suonatore” che diventa finalmente musicista … La trasformazione comincia con il Quartetto Bolognese dell’Allegria e si completa con la figura di Leonildo Marcheselli. Sono proprio contento di avere eliminato da Wikipedia la bruttura della definizione della Filuzzi come “sottogenere” del Liscio così come l’altra definizione della Filuzzi “inventata” da Leonildo Marcheselli … Altro che invenzione! La Filuzzi esisteva già di nome e di fatto prima di Nildo Marcheselli. Marcheselli l’ha fatta crescere e ne è stato l’interprete principale … Tutto molto interessante… capire i fili della Filuzzi che portano in montagna. Non è un caso che i Ciusina, i Dino Lucchi, i Carlo Venturi, i Cesco Paselli, gli Amedeo Fanti, i Walter Verzelli, gli Olindo Boschetti, maestro di tanti “suonatori” filuzziani, ed oggi i Davide Salvi (giusto per fare qualche nome, scusandomi per quelli che non ho citato) vengano dall’Appennino … i fili della Filuzzi. Il termine non l’ho inventato io… ma qualcuno che la Filuzzi l’ha vissuta davvero, e in prima … fila!